CANDIDATO AL PARLAMENTO

Francesco Perugini

ETÀ: 67 ANNI
CITTÀ: ANCONA
PROVINCIA: ANCONA
PROFESSIONE: AVVOCATO

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Sono nato in Calabria nel 1950. Ho frequentato il Liceo Classico presso i padri Pallottini a Cetraro e mi sono laureato in Giurisprudenza a Macerata. Conseguita l’abilitazione all’esercizio della professione, ho contemporaneamente vinto un concorso come legale presso un primario Istituto di Credito. Dopo 13 anni di Banca mi sono licenziato, nel 1990, per iniziare l’attività di avvocato, che ancora pratico. Negli anni ’90 ho svolto attività politica come Consigliere Comunale di Falconara Marittima, alla quale è seguita l’esperienza della campagna elettorale come candidato in lista al Consiglio Provinciale  di Ancona per Alleanza Nazionale. Il termine del mandato di Consigliere Comunale è coinciso con quello del distacco dalla politica attiva, motivato dalla difficile conciliabilità dell’impegno politico con quello lavorativo. Oggi, alle soglie della pensione, non solo quella inconciliabilità verrà ad essere largamente superata ma avverto il bisogno di fare qualcosa per i miei figli ( ne ho 4, due dal primo matrimonio e due da quello con la mia attuale moglie) e per quelli di tutti , perché nel travagliato cammino della mia vita ho perso tante cose,  ma non la fiducia negli altri e la convinzione che il vero benessere si può raggiungere solo se si collabora con i familiari, coi figli, nel lavoro, nella società. Dovremmo essere tutti figli e genitori di tutti. Tuttavia penso  che normalmente quelli della mia generazione siamo stati padri meno disposti al sacrificio per la famiglia di quanto non lo siano stati i nostri genitori, che non hanno mai lesinato ne il loro tempo ne il loro impegno per far crescere le loro famiglie non solo dal punto di vista economico ma anche per tutte quelle riforme che  hanno consentito all’Italia di poter essere considerata, alla fine degli anni ’60,  un Paese degno delle proprie tradizioni giuridiche e sociali, addirittura all’avanguardia nella tutela delle fasce deboli. Oggi viviamo in un mondo sovranazionale, i confini sono stati fatti saltare se non sulla carta geografica nelle concrete dinamiche degli spostamenti di massa e, quel che è peggio, questo mondo globalizzato è come un enorme ring sul quale ciascuno cerca di prevalere su tutti gli altri, col risultato che mentre così facendo i singoli credono di aver raggiunto il massimo della libertà,  in effetti sono succubi della volontà di centri di potere dei quali è addirittura impossibile disegnare i contorni. I veri tiranni del mondo in cui viviamo restano normalmente ben nascosti e l’informatizzazione permette loro di controllare ogni nostro pensiero, ogni nostro desiderio o pulsione senza essere in alcun modo visibili. E  così appare sempre più evidente che le dichiarazioni di libertà individuali si scontrano  con l’impossibilità per chiunque di poter disegnare delle strategie per la propria vita , venendo continuamente modificate le regole del gioco sia durante la fase della vita attiva che in quella della pensione. Il fatto è che non solo gli individui ma intere Nazioni sono in balia di fattori incontrollabili: addirittura basta che due o tre società rivedano al ribasso od al rialzo le valutazioni di uno Stato perchè questo crolli o rinasca, figuriamoci cosa può pensare di fare il singolo individuo. Ed è proprio nell’esasperata affermazione della libertà individuale che si è persa la libertà, tenere le persone a configgere tra di loro permette a chi sa fare buon utilizzo dei mezzi di comunicazione di farli restare disaggregati e come tali facilmente sottomettibili. Non so quanti potranno seguirci, quanti ancora nutrano la convinzione che per poter essere liberi bisogna saper rinunciare al superfluo, certo per poter governare occorre riappropriarsi del territorio, dei confini, della monetazione, della diretta gestione del risparmio attraverso banche che reinvestano sullo stesso territorio in cui effettuano la raccolta, che ridiano credito alle persone che lo meritano e che non operino soltanto riempiendo pallottolieri di dati,   che non siano il veicolo attraverso il quale si rubano i risparmi di una vita di lavoro dei cittadini, che l’amministrazione pubblica non sia una macchina ciuccia soldi ma lo strumento che serve per il benessere di tutti i cittadini. Non potrà esserci Giustizia, Civiltà, Progresso, Tutela dei Cittadini se non ristabilendo un rapporto diretto e personale tra i rappresentati ed i rappresentanti, in ogni settore, a cominciare da quello politico, ma soprattutto facendo si che ciascuno risponda sul proprio territorio, dove è vissuto e dovrà continuare a vivere. Abbiamo bisogno di uomini col corpo non di ombre, di qualcuno che ci debba per forza rispondere. Spero che gli sforzi che io e mia moglie, come molti concittadini , facciamo per dare un’ istruzione ai nostri figli non sia lo strumento per perderli, per farli andare via, ma per formare una classe dirigente capace di realizzare  una Nazione più bella di quella in cui ormai tutti ( o meglio molti, perché quelli che vivono sulle spalle di chi lavora se la godono e sicuramente non vorranno cambiare le cose) siamo stanchi di vivere subendo sopraffazioni anche nelle rotatorie,  perchè non è descrivendo le singole violenze che potremo essere migliori ma soltanto riprendendo il rispetto di noi stessi, dei nostri familiari, degli amici e di chiunque. E se ci sarà rispetto reciproco potrà esserci posto e benessere per tutti coloro che formano il tessuto sociale. Mi rendo conto che potrei dover constatare di essere un povero illuso, ma vorrei che tutti quelli che pensano che tornare indietro sia segno di intelligenza quando andare avanti porta alla disperazione  possano finalmente contarsi. E se non ce la facessimo  ognuno di noi saprà, almeno, di non essere solo (e se dovessi ritrovarmi solo non sarei in una situazione molto diversa da quella in cui vivo ora). Contiamoci e speriamo di essere tanti da poter vincere, perché solo se noi vinceremo ognuno potrà avere qualcosa, ritrovare se stesso amato e rispettato da chi gli sta vicino ma soprattutto da chi ne ha la responsabilità, come padre o governante.

Francesco Perugini