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Vincenzo Fidale

Età: 65 anni
Città: Candiolo
Provincia: Torino
Professione: Dipendente settore imballaggio

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Mi chiamo Vincenzo Fidale e vivo in un piccolo paese rurale della cintura Torinese, il secondo di otto figli, di padre operaio e di madre bracciante stagionale. Sono separato con tre figli meravigliosi,  ma la mia vita è stata sconvolta da ripetuti drammi, che hanno segnato la mia esistenza. Lavoro dall’età di 8 anni e non ho ancora smesso ora che ne ho 65. Le mie spalle non ancora maggiorenni furono già segnate dalla fatica, quando per dare una mano alla mia famiglia bisognosa, svolsi il mestiere di panettiere, poi l’idraulico e l’operaio. Dopo aver assolto agli obblighi di leva come paracadutista, iniziai a fare l’autista per una ditta di trasporti come dipendente. Dopo poco tempo decisi di diventare un padroncino autonomo, sempre nel settore dei trasporti. Una notte un grave incidente coinvolse il mio mezzo in sosta, ma i costi di riparazione erano talmente ingenti che non fui in grado di far fronte. Rimasi senza camion e senza lavoro. Perciò dovetti reinventarmi un’altra volta, costituendo con mia moglie una società di imballaggi industriali, arrivando ad avere oltre cento dipendenti. Nel 2001 costituisco anche una ditta di elettronica, investendo tutto ciò che possedevo per acquistare macchinari all’avanguardia nel settore. In quegli anni gli affari andavano bene raggiungendo un fatturato di diversi miliardi di vecchie lire. La mia attitudine altruista mi portò ad offrire il lavoro a conoscenti bisognosi, dandogli un lavoro stabile e ben remunerato. Per molti ero un generoso benefattore, questo mi bastava a gonfiarmi il cuore appagato nel fare il bene. Una notte del 2002 il mio futuro venne distrutto da un incendio doloso, appiccato nell’adiacente fabbrica di giocattoli. Il mio fabbricato resistette all’incendio, ma ci vollero tre giorni per spegnere le fiamme. Una serie di errori durante l’esecuzione dei lavori svolti dagli enti competenti, impedì il blocco dell’erogazione del metano. Ho avuto la sventura di avere un vicino a cui hanno appiccato il fuoco, con la differenza che l’altro proprietario è stato risarcito, mentre per me le indagini sono durate 7 anni. I funzionari pubblici sono stati rinviati a giudizio, ma l’assicurazione non fu in grado di risarcirmi, perché non furono mai determinate le cause e le responsabilità,  infine prescritte ed archiviate. Ho speso tutto il denaro per far valere le mie ragioni nelle diverse sedi giudiziarie, sostenendo i costi di complesse perizie, mentre il fatturato ormai azzerato non mi consentì di onorare le scadenze dei pagamenti. Da quel momento non mi sono più ripreso, né economicamente né emotivamente. Ho dovuto cedere tutte le mie proprietà pur di non fallire, pagando dipendenti e fornitori. Insieme a quell’incendio ho mandato in fumo tutti i sogni della mia famiglia ritornando  a fare l’imballatore a chiamata. Con il trascorrere degli anni mi sono reso conto che la politica disonesta è come un rintocco funebre della democrazia del Paese. Perciò ho deciso di combattere quotidianamente la mia battaglia ideologica, rifiutando qualsiasi forma di compromesso ai miei principi ed ai miei valori. Si dice che sono i sentimenti a segnare il nostro cammino, ma è la nostra testa a scegliere il modo in cui percorrerlo.  Sono venuto in contatto con il MIC, un incontro scritto nel destino, ritrovandomi tra persone che con il CUORE credono nel ruolo della politica, come garante e difensore della collettività e che lottano per principi in cui credono fortemente. Il Movimento mi ha fatto capire che questo Paese non ha bisogno di grandi cose o di grandi statisti, ma solo di gente etica ed onesta.

Vincenzo Fidale